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capodanno sulla Romantische Straße

dove: Romantische Strasse
come: auto
cosa: paesaggi, borghi, inverno, on the road
quando: inverno
per quanto: (almeno) 5 giorni
a quanto: circa 300€ a testa

Cadono le foglie, le giornate si accorciano, e comincia ad aleggiare nell’aria frizzantina di fine settembre la domanda più odiata e temuta da tutti: “che si fa a Capodanno?”. Il più delle volte mi riduco all’ultimo, confesso, ma un paio d’anni fa con un gruppo di amici – eravamo sei in tutto – ci siamo messi d’impegno per tempo e abbiamo organizzato un capodanno alternativo sulla Romantische Strasse, la “strada romantica” che attraversa la Baviera da Fussen a Wurzburg.

Se non temete il freddo e la neve e vi piacciono i borghetti tedeschi con le case a graticcio dai colori pastello, questo itinerario fa per voi!

Le tappe del nostro itinerario

  • (Lindau)
  • Füssen
  • Castello di Neuschwanstein
  • Wieskirche
  • Monastero di Andechs
  • Landsberg Am Lech
  • Nordlingen
  • Dinkelsbühl
  • Rothenburg ob der Tauber
  • Würzburg
  • (Prichsenstadt)

(tra parentesi le tappe che non fanno parte della Strada Romantica)

giorno uno

si parte di buon mattino, per fare una tappa a Lindau, grazioso paesino sul lago di Costanza, appena oltre la frontiera austriaca. La nostra Lonely Planet descrive Lindau come “il Giardino dell’Eden” della Germania e la “Riviera bavarese” decantandone la vista sulle Alpi, i colori brillanti e gli allegri caffè sul lungolago. Naturalmente, arrivarci un pomeriggio di fine dicembre in cui il termometro segna un paio di gradi sotto zero non è forse il momento ideale per apprezzarlo, ma Lindau regala ottimi scorci sui vicoli addobbati per le feste, l’atmosfera sospesa delle nuvole che si confondono con il lago e pasticcerie e caffè traboccanti di persone e di strudel. Insomma, tappa consigliata.

Lindau

Ripartiamo in tempo per arrivare prima di cena a Füssen, dove alloggiamo alla pensione Taormina, un albergo semplice che per poco più di cinquanta euro a notte offre camere doppie spaziose e una colazione spartana ma discretamente soddisfacente.

Füssen

Füssen è una cittadina molto nota e molto turistica, il che rende abbastanza difficile la scelta di un locale per la cena, dal momento che tutti i ristoranti sembrano le classiche trappole per turisti. Infine, la scelta ricade su un ristorantino dall’aria accogliente consigliato anche dalla guida, Zum Franziskaner. L’offerta di piatti tipici è piuttosto ampia, le cameriere indossano abiti tradizionali bavaresi e chiude più tardi rispetto alla media dei ristoranti di Füssen. Rimane tuttavia la cena per la quale abbiamo speso di più senza esserne pienamente soddisfatti.

giorno due

al risveglio, troviamo subito una sorpresa: durante la notte è caduta una fitta coltre di neve che regala al quartiere un’atmosfera davvero fiabesca. È lo scenario perfetto per dirigerci al castello di Neuschwanstein, il rifugio del re Ludovico II di Baviera, l’eccentrico re appassionato di Wagner e delle architetture fantasiose, nella cui storia si intrecciano stravaganza e disturbi mentali. Il castello, costruito alla fine dell’Ottocento e aperto alle visite del pubblico subito dopo la morte del re, è uno dei monumenti più visitati al mondo e non faticherete ad accorgervene, nonostante dicembre non sia uno dei mesi più gettonati. Per questo è fondamentale prenotare il biglietto in anticipo – si può fare fino a due giorni prima della visita, con un piccolo sovrapprezzo, da questo sito – per poi ritirarlo alla biglietteria di Hohenschwangau, che fa da porta d’accesso ad entrambi i castelli di Fussen.

il castello di Neuschwanstein

Sul biglietto è indicato l’orario d’ingresso, ma considerate di arrivare un po’ prima alle porte d’accesso per passare i controlli, dopodiché si possono visitare le stanze interne, senz’altro interessanti, benché il punto di forza della costruzione rimanga, a mio parere, il fiabesco esterno.
Al tempo della nostra visita (dicembre 2017) il sentiero per arrivare al Marienbrucke, il punto d’osservazione celebre dal quale sono scattate le foto che circolano su instagram e su tutte le guide, era interrotto, complici la neve e una frana di qualche settimana prima. Qualcuno si avventurava comunque tra i boschi, munito di scarponi e coraggio, ma noi abbiamo preferito rinunciare alla spedizione e abbiamo comunque trovato due punti d’osservazione sul castello perfetti per le foto: uno durante la salita al castello di Hohenschwangau (foto qui sopra) e l’altro sulla strada che da Neuschwanstein ci portava alla tappa successiva, Wieskirche (foto di copertina dell’articolo).

Wieskirche è una piccola chiesa barocca situata nei pressi del paesino di Wies, che merita una visita anche solo per il paesaggio che la circonda, soprattutto se decidete di seguire ciecamente le indicazioni di Google Maps che vi condurranno in una strada interpoderale, nel nostro caso totalmente invasa dalla neve.

la vista da Wieskirche

Dopo la suggestiva pausa alla chiesetta, proseguiamo per il monastero di Andechs, e soprattutto per l’adiacente birrificio, nel quale viene servita e venduta la birra prodotta dai monaci. Ci concediamo quindi un aperitivo a base di birra e bretzel e resistiamo alla tentazione di ordinare un piatto di stinco solo perché ci aspetta l’ultimo pezzetto di strada (innevata) per raggiungere Landsberg Am Lech.

Landsberg Am Lech

A Landsberg, dopo aver preso possesso delle nostre camere nel curatissimo Vienna House (un po’ distante dal centro ma con stanze ampie e ben arredate e ottima colazione), e mentre la neve scende copiosa, andiamo in cerca di un locale per la cena e capitiamo in questo ristorante bavarese frequentato esclusivamente da autoctoni dove è in corso la cena di fine anno di un coro tradizionale. Inutile dire che, complice l’alcool che scorre abbondante, la cena viene rallegrata da balli e canti tipici, mentre il proprietario ci recupera diversi libri e cartine sul territorio e si sforza di darci consigli in un misto di tedesco, inglese ed italiano. Per l’accoglienza, l’atmosfera e il cibo, senz’altro il miglior ristorante in cui abbiamo cenato in tutto il viaggio.

Giorno tre

Prima di metterci in marcia verso nord, ripassiamo dal centro di Landsberg, un piccolo gioiello di casette colorate raccolte intorno ad una piazza ravvivata dai mercatini di Natale. Non so se sia merito della neve, della cena o del profumo di cannella, ma credo sia stato il mio preferito tra i paesini incontrati sulla Strada Romantica.

Il nostro itinerario prevede a questo punto due tappe in due borghi medievali, Nordlingen e Dinkelsbühl, caratterizzati da case a graticcio e mura di cinta con camminamenti in parte coperti che si possono percorrere quasi interamente. Peccato che il tempo non sia particolarmente dalla nostra e, se a Nordlingen riusciamo almeno a completare la passeggiata sulle mura e a goderci la cittadina, a Dinkelsbühl ci tocca rintanarci per ben due volte in (graziosi) locali per sfuggire alla pioggerellina gelida che cade impietosa senza sosta. 

Dinkelsbühl

Alla fine decidiamo di anticipare la partenza per la tappa successiva, Rothenburg ob der Tauber, pittoresca cittadina medievale dove l’atmosfera natalizia sembra incredibilmente potenziata, forse per via degli innumerevoli abeti appesi fuori dalle case, forse per la presenza di Käthe Wohlfahrt, un negozio che vende articoli natalizi tutto l’anno. 

Rothenburg ob der Tauber

Trovare un ristorante libero per la cena si rivela un’impresa più difficile del previsto, ma alla fine troviamo un tavolo in un accogliente pub proprio di fronte al Wohlfahrt.

Non vi posso dare indicazioni su un luogo in cui dormire perché a Rothenburg siamo stati accolti da una pessima fregatura: le nostre camere doppia e quadrupla comunicanti erano in realtà uno scantinato con letti di fortuna, poco spazio vitale e un bagno raggiungibile solo attraversando uno dei due ambienti, quindi guardatevi bene dal soggiornare qui.

Giorno quattro

È la vigilia di Capodanno e, se avete intenzione di ripercorrere le nostre orme o comunque di visitare la Baviera durante le festività, dovete tenere in considerazione una cosa: nei giorni festivi è tutto chiuso. E con tutto si intende davvero tutto, dai supermercati, ai ristoranti, alle attrazioni turistiche.

Siamo fortunati con la colazione, perché una delle tante catene di forni e bakery presenti in Baviera è aperta almeno al mattino e ne approfittiamo per comprare delle schneeballen, le “palle di neve”, il dolce tipico di Rothenburg, che sono in realtà delle palle di frolla ricoperte di zucchero a velo o glassa, da gustare a cena.

A Würzburg, però, ultima tappa del nostro viaggio, fatichiamo davvero a trovare un posto per pranzare e siamo costretti ad accontentarci di un panino da Subway e la Residenz, la residenza dei principi-vescovi della Baviera, con il famoso scalone d’onore e la volta affrescata dal Tiepolo, è chiusa, possiamo solo passeggiare nel (bel) giardino, approfittando dell’unica giornata mite di un viaggio che ha visto quasi ogni giorno temperature ben sotto lo zero. 

Würzburg, Residenz

Consigliatissima invece la visita alla fortezza che incombe sulla città, dalla quale si ammira un bel panorama sulle colline circostanti ed è aperto anche nei giorni prefestivi!
Nel pomeriggio le strade cittadine si animano un po’ ed è possibile assistere ad un bellissimo tramonto dal ponte d’accesso alla città sorseggiando un bianco bavarese, sempre se avete la pazienza di fare una lunga coda (dal momento che i baretti sul ponte sono gli unici locali aperti nel raggio di chilometri).

Calato il sole, ci rimettiamo in macchina per raggiungere l’appartamento dove trascorreremo la nostra ultima notte festeggiando il Capodanno, nel piccolo villaggio di Prichsenstadt.

La prima sorpresa, insieme alla piacevole accoglienza da parte di Alison, proprietaria della casa che per sei persone si rivela spaziosa e funzionale, è che Prichsenstadt è un paesino incredibilmente vivace, pur contando solo un paio di migliaia di abitanti. Da una rapida esplorazione riusciamo a contare almeno quattro o cinque locali (aperti!) che propongono menu per la cena di San Silvestro e una tensostruttura che ospita una festa organizzata da un hotel che sembra davvero piacevole. Ci pentiamo quasi di esserci attrezzati per prepararci una cenetta in casa, praticamente certi di trovare un paese deserto.

Dopo la mezzanotte, poi, si scatena un’incredibile gara di fuochi d’artificio tra privati che prosegue per oltre mezzora, mentre l’atmosfera tra le vie del paese è ormai quella delle sagre nostrane, tant’è che riceviamo in dono una bottiglia di vino da una signora e ricambiamo il favore offrendole del Prosecco. 

È l’ultimo colpo di scena di una terra, la Baviera, che ci ha sorpreso con i suoi abitanti accoglienti e allegri che ti fanno sentire ben voluto anche se spiccicano pochissime parole in inglese, le sue albe glaciali, le autostrade che se percorri a meno di 150km/h ti superano tutti, le patate che, cucinate in mille modi diverse, sono sempre buonissime. 

Il giorno successivo ripartiamo per l’Italia, ripercorrendo la Romantische Strasse a ritroso, alla velocità imposta dalle autostrade tedesche, mentre la neve finalmente si scioglie e il termometro segna tredici gradi, provando ad immaginare quei paesaggi innevati invasi dalla luce estiva o accarezzati dai colori caldi dell’autunno e ripromettendoci di tornare, di rifarla daccapo, la Strada Romantica, in una stagione diversa o in più giorni o con un altro mezzo, certi di rimanerne nuovamente sorpresi.