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la via degli dèi: in cammino sugli Appennini da Firenze a Bologna o viceversa

dove: da Firenze a Bologna (o viceversa)
come: a piedi 
cosa: trekking, natura, paesaggi, cibo
quando: mezze stagioni
per quanto: 5/6 giorni
a quanto: circa 200€ a testa

domanda bonus – perché

È una domanda che mi hanno posto in molti quando ho parlato di questo viaggio, sia prima di partire, sia dopo averlo fatto.

È difficile spiegare perché si intraprende un cammino, le motivazioni sono molteplici: il desiderio di mettersi alla prova con un tipo di viaggio diverso dal solito, il bisogno di trascorrere qualche giorno a stretto contatto con la natura, con una natura selvaggia e ancestrale, in molti tratti non addomesticata, schietta e talvolta brutale, la voglia di camminare senza la necessità di arrivare il prima possibile, ma per il gusto stesso di camminare: dieci, dodici ore al giorno, e come unica meta il percorso in sé.

Un cammino è un’esperienza profonda. I compagni di viaggio diventano compagni di avventura, ci si motiva e sostiene a vicenda negli (inevitabili) momenti di sconforto e fatica, si gioisce insieme al traguardo. Si parla molto, ma si ascolta anche il silenzio. Si assapora la lentezza, s’impara a fare i conti con le distanze: quello spazio che il Frecciarossa percorre in poco più di mezz’ora, noi l’abbiamo percorso in sei giorni. E quelle distese che sfrecciano confusamente fuori dal finestrino, a duecentosessanta km/h, sono diventati nomi di luoghi famigliari, profumi di piatti caldi serviti in confortevoli trattorie, sorrisi di affabili gestori di b&b. 

Perché proprio la via degli dèi e non, per esempio, il cammino di Santiago?

Perché ci piace la montagna e volevamo fare un cammino poco noto, scoprendo una zona d’Italia che nessuno di noi conosceva a fondo, l’Appennino tosco-emiliano. 

Inoltre prevedeva spostamenti iniziali poco impegnativi e, avendo solo pochi giorni di ferie, in occasione della Pasqua, ci è sembrata la combinazione ideale.

prima di partire

Un cammino necessita di una buona organizzazione, per evitare di dover fronteggiare (troppi) imprevisti durante il viaggio e rovinarsi l’esperienza.

1 ) Tenda o non tenda – questo è il dilemma

Viaggiare con la tenda o no è la prima cosa da valutare quando si affronta un cammino. Da questa importante decisione dipendono infatti, a cascata, una serie di cose: dimensione dello zaino, tipologia di vestiti, utensili da cucina…

Noi abbiamo optato per b&b, bungalow nei campeggi o hotel: essendo la nostra prima esperienza di questo tipo volevamo evitare di avere uno zaino troppo pesante e assicurarci di riposare bene la notte. Abbiamo prenotato tutte le strutture in anticipo ed è quello che vi consiglio. So che può sembrare vincolante, perché impone di avere un traguardo prestabilito per ogni giorno ma

  1. vi solleverà dal timore di essere rimbalzati da hotel già pieni (abbiamo assistito a scene abbastanza sconfortanti)
  2. imporrà un minimo di ritmo al vostro cammino: non è importante che percorriate la distanza del giorno in sette o dodici ore, ma studiando in anticipo la lunghezza delle tappe quotidiane non rischierete di strafare un giorno ed essere ko il giorno successivo.

Con quanto anticipo bisogna prenotare le strutture?

Noi abbiamo iniziato a studiare il percorso e a prenotare le strutture un paio di mesi prima (fine febbraio per fine aprile)

Per alcune tappe, potreste addirittura arrischiarvi a prenotare già un ristorante per la cena – considerate che si tratta di paesini piccoli e isolati, voi non avrete a disposizioni mezzi vostri se non le vostre gambe già provate da un giorno di cammino, tutti gli altri viandanti vorranno assicurarsi di cenare nel posto più comodo e vicino alla struttura dove alloggiano. Seguono indicazioni più precise sui ristoranti da non perdere sul percorso.

2) Stabilire le tappe – ergo, dotarsi di una guida.

Dicevamo, è consigliato – per prenotare gli alloggi, ma anche per dare il giusto ritmo al vostro cammino – studiare in anticipo le tappe. È bene, perciò, essere in possesso di una buona guida. Noi ci siamo serviti di “Guida alla via degli dèi” di Simone Frignani, che descrive dettagliatamente il percorso sia in direzione nord-sud, sia al contrario, come l’abbiamo percorso noi, oltre a segnalare alcuni punti d’interesse che meritano una sosta e a dare indicazioni su dove dormire e mangiare. A parte un paio di punti in cui abbiamo travisato le indicazioni sul percorso e abbiamo sbagliato strada, ci siamo trovati davvero bene.

Quale criterio adottare per stabilire le tappe?

Noi abbiamo scelto di partire con tappe più lunghe, considerando il fatto che saremmo stati più carichi e in forze, e alternare poi tappe più brevi e faticose alle più leggere.

le nostre tappe sono state così suddivise:

  1. Firenze – Fiesole 7,9 km (camping village panoramico – 93€)
  2. Fiesole – San Piero a Sieve 24 km (camping Mugello verde – 77€)
  3. San Piero a Sieve – Monte di Fo, Passo della Futa 27km (agriturismo Il Passeggere 180€)
  4. Monte di Fo – Madonna dei fornelli 13 km (hotel Musolesi 80€)
  5. Madonna dei Fornelli – Badolo 23 km (locanda Nova Arbora 120€)
  6. Badolo – Bologna 19km 

Tra parentesi, l’indicazione delle strutture dove abbiamo pernottato con il prezzo totale per quattro persone (con soluzioni di volta in volta diverse: bungalow, stanza quadrupla, due doppie…). Ci tengo a precisare che non avevamo interesse a cercare strutture dotate di cucina, quindi diverse stanze tra quelle qui proposte ne sono sprovviste.

La guida propone delle tappe “standard” ma queste possono essere riadattate in base alle vostre necessità, per esempio se preferite tenervi un giorno di “riposo” (noi l’abbiamo fatto con la quarta tappa) o se volete dormire in una struttura specifica. Per esperienza posso solo suggerire di non cedere alla tentazione di allungare troppo una tappa, noi l’abbiamo fatto con la terza e non ci siamo goduti molto la parte finale.

la mappa delle nostre tappe creata su Google Maps mentre pianificavamo l’itinerario

3) Allenarsi 

Allenarsi per un cammino non è facile, perché il problema non è percorrere venti o trenta chilometri in un giorno, cosa che magari facciamo anche nelle nostre città o quando siamo in gita in una capitale europea, ma farlo per quattro, cinque, sei giorni di fila. Il rischio è quello di sollecitare eccessivamente le articolazioni – ginocchio e caviglie, in particolare – e trovarsi in seria difficoltà verso la fine.

Il consiglio, banale ma non troppo, è di avere scarpe comode e già rodate e abbondante scorta di Voltaren o simili. A parte il Passo della Futa, dove c’è qualche tratto più impegnativo e un pezzetto di parete attrezzata con le corde (ma niente di inaccessibile, non preoccupatevi, e comunque la guida suggerisce un itinerario alternativo più facile), i sentieri sono percorribili da chiunque sia in buona forma fisica, anche senza essere esperto di sentieri di montagna.

Un buon allenamento può essere, comunque, fare dell’esercizio costante di resistenza e approfittare dei weekend precedenti alla partenza per mettere alla prova fiato e scarpe.

4) preparare il bagaglio

Considerato che ve lo dovrete trascinare su e giù per gli Appenini, lo zaino dev’essere leggero! Io avevo un 35litri ma non riempito al massimo della sua capienza. Vi saranno sufficienti:
1. abbigliamento tecnico leggero (due pantaloni e una maglia al giorno)
2. kway e mantella per la pioggia,
3. un pile,
4. un cambio di scarpe e magari dei vestiti per la sera (io ho indossato gli stessi pantaloni ogni sera, variando un paio di magliette, di volta in volta)
5. kit di pronto soccorso con cerotti anti-fiacche, il già citato voltaren, qualche antidolorifico

(Non avere la tenda significa anche non doversi portare asciugamani e sacco a pelo e quindi alleggerire lo zaino.)

6. barrette energetiche (noi le avevamo comprate quasi tutte al Decathlon, ma si trovano buone alternative anche nei supermercati) e borraccia! E ricordatevi di riempirla ogni volta che ne avrete l’occasione, perché per lunghi tratti non ci sono fontanelle e punti di ristoro. 

Ah, dimenticavo: lasciate a casa la reflex. So che è dura, ma è un peso superfluo cui dovete rinunciare, per il bene della vostra schiena. In compenso, power bank sempre carica per lo smartphone!

In cammino

Gli orari

Noi siamo stati viandanti insoliti: vedevamo compagni di viaggio partire alle prime luci dell’alba, mentre noi non ci mettevamo mai in marcia prima delle nove. 

Questa è una scelta molto soggettiva, che deve però tenere in considerazione una cosa molto importante: i sentieri che si percorrono sono per la maggior parte immersi nei boschi, quindi al calar del sole sprofondano nelle tenebre. Calcolate sempre i tempi in modo da raggiungere il vostro campeggio, b&b, hotel, prima del tramonto. Se non conoscete bene la vostra resistenza e la capacità di tenere una buona velocità di marcia, pensate di partire di buon’ora. Se invece per voi è fondamentale partire ben riposati e siete pronti a rinunciare a qualche pausa, potete dormire un paio d’ore in più.

Le soste

Il bello di un cammino è che si assapora davvero il senso della lentezza e della libertà: colline e distese di prati sconfinati davanti e dietro di voi. Non cedete, però, alla tentazione di mollare lo zaino e gettarvi al sole accanto a quello stagno dove cantano le rane o a rimanere incantati ad osservare l’orizzonte verde dalla vetta del Monte Adone. Non a lungo, almeno. Fate soste brevi, per bere e mangiare qualcosa, poi rimettetevi in marcia. 

Gli imperdibili

vista di Firenze dal Giardino delle Rose

Ecco la mia personale lista di luoghi da vedere sul percorso:

  1. Giardino delle Rose, Firenze – non era la prima volta che andavo a Firenze, città che pensavo di conoscere anche piuttosto bene, salvo scoprire poi questa meravigliosa chicca, sulla salita che conduce a piazzale Michelangelo (altro bellissimo belvedere sulla città)
  2. Fiesole – la vista su Firenze dalla salita che porta a Fiesole e dal belvedere in città e pazzesca. Merita particolarmente al tramonto.
  3. Monte senario – vi si arriva dopo una salita piuttosto ripida costellata dalle stazioni della via Crucis. È un ottimo luogo di ristoro per un picnic e per riempire la borraccia.
  4. Sant’Agata – è un paesino grazioso dove il tempo sembra essersi fermato al dopoguerra e dove noi ci siamo fatti fare degli ottimi panini prima di affrontare il passo della Futa. Abbiamo dovuto fare uno sforzo non indifferente per lasciare la piazzetta soleggiata, con i bambini che giocavano in strada e la gente allegra che prendeva il caffè ai tavolini del bar.
  5. Passo della Futa e cimitero militare germanico – è abbastanza impressionante la distesa di lapidi che ricordano trentamila soldati tedeschi morti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. 
  6. Via Flaminia militare – ci sono alcuni tratti dell’antica strada romana, ancora piuttosto ben conservati
  7. Monte Adone – una conformazione geografica insolita e una vista che spazia verso tutto il percorso affrontato (o da affrontare nel caso in cui partiate da Bologna)
  8. Il santuario di San Luca – ultimo sforzo, prima di iniziare la discesa verso Bologna.
  9. Piazza Maggiore, Bologna – ci siamo arrivati il 25 aprile, a pomeriggio inoltrato, mentre la piazza era invasa dalla musica, dai balli e dalle celebrazioni festose per l’occasione. È stato magico. 
monte Adone

Gli imperdibili – ristoranti 

Rifocillarsi con la giusta dose di carboidrati e proteine è molto importante durante un cammino. Inoltre, la scoperta di un territorio secondo me passa anche – e soprattutto – attraverso la scoperta delle sue peculiarità enogastronomiche.

Ecco quindi qualche suggerimento su dove riposare le vostre stanche membra e deliziare le papille gustative:

  1. Fiesole, Perseus fiesolano. Tutto buonissimo, dalla pappa al pomodoro alle minestre di legumi ma soprattutto una fiorentina pazzesca.
  2. Girodibacco, Barberino di Mugello. Pur di goderci una cena come si deve, annaffiata da buon vino toscano, abbiamo rischiato la morte percorrendo a piedi e al buio il ciglio della superstrada. Aggiungere alla lista delle cose da portare: torcia.
  3. Il Passeggere, Bruscoli. Qui ci siamo concessi una notte di lusso: un agriturismo bellissimo, con camere ampie e confortevoli e soprattutto una cucina casalinga squisita. Abbiamo mangiato delle pappardelle al ragù di cinghiale squisite e la mattina seguente la colazione era così buona che non avremmo più voluto andarcene.
  4. Antica hosteria di Badolo, Badolo. Qui dovete prenotare in anticipo e capirete presto perché: provate il friggione, piatto povero della tradizione di questa zona appenninica, una specie di ragù di cipolla. E poi gnocco fritto, hamburger di cervo, salumi freschissimi e buonissimi…
    (Non è molto vicino alla struttura che vi ho consigliato per questa tappa, ma i proprietari del b&b si sono offerti di accompagnarci e venirci a riprendere in auto – tra l’altro dopo giorni di cammino salire su un’auto e andare così veloci è stato stranissimo!)
  5. Pasta fresca Naldi, Bologna. Arrivati a Bologna, fate il pieno di carbo in questo localino che offre tortellini, tagliatelle o lasagne take-away o da consumare sul posto, al banco, in maniera molto spartana. Ma spartani sarete anche voi, con zaini e scarponi, quindi sarà perfetto.
pappardelle al ragù di cinghiale dopo la tappa più impegnativa del cammino

Dopo il cammino

Dopo aver fatto un’esperienza di questo tipo, per qualche tempo non parlerete d’altro: lo consiglierete a tutti, amici, colleghi, il pizzaiolo sotto casa che vi prepara la vostra teglia di margherita. 

Sarete in uno stato di estatica pace con voi stessi e con gli altri per giorni, forse per settimane. Le noie quotidiane assumeranno un peso diverso, sembreranno piccole e insignificanti. Il tempo, invece, quello sembrerà sempre più sfuggirvi dalle mani, dopo che avrete provato sulla vostra pelle quanto può durare un giorno, se si misura in passi e non in cose da fare.

Ah, e poi vorrete subito farne un altro.