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Weekend in Val di Fassa: notte in rifugio ed escursione tra le vette del Catinaccio

dove: Val di Fassa, Trentino
come: a piedi (ma avrete bisogno di un mezzo proprio o pubblico per raggiungere il punto di partenza, Vigo di Fassa)
cosa: trekking, natura, paesaggi, cibo
quando: estate
per quanto: weekend breve
a quanto: meno di 100€ a testa

Tra gli spettacoli della natura cui ho avuto modo di assistere durante i miei viaggi, l’enrosadira sulle Dolomiti della scorsa estate occupa un posto d’onore. Diciamo che, se dovessi stilare una difficile “classifica di meraviglie”, la piazzerei senza dubbio nella top 10, quasi certamente sul podio.

enrosadira /en·ro·ṣa·dì·ra/ sostantivo femminile
Il fenomeno caratteristico per cui le Dolomiti assumono all’alba o al tramonto una colorazione rosa che passa gradatamente al viola.

Immaginate di svegliarvi in un rifugio, infilare le infradito, poi ripensarci e, al buio, agguantare gli scarponi, una giacca di pile e la macchina fotografica e avventurarvi all’esterno, mentre le prime luci del giorno colorano di rosa le pareti di roccia tutto intorno a voi. Davanti, invece, una distesa di fitta nebbia copre tutta la valle, dandovi la surreale impressione di trovarvi in mezzo alle nuvole. Il silenzio rotto solo dagli scatti della reflex e da qualche estatico sospiro di stupore, per quello spettacolo che si ripete uguale da milioni di anni ma che proprio oggi si mostra a voi, riempiendovi gli occhi di meraviglia ed il cuore di gratitudine.  

l’alba dal rifugio Vajolet

Il modo migliore per godere di uno spettacolo simile, così come della stellata pazzesca della notte, è dormire in uno dei rifugi del Catinaccio. Noi abbiamo scelto il Rifugio Vajolet, che non è molto lontano da Vigo di Fassa ed è un ottimo punto di partenza per escursioni di un’intera giornata davvero belle. Il rifugio offre un servizio di mezza pensione molto conveniente: con circa 50€ a testa si cena con piatti tipici buonissimi e si fa colazione con prodotti freschi.

La mia è stata una toccata-e-fuga in un weekend di fine estate (partenza da Milano il sabato mattina, ritorno domenica in tarda serata. Una bella sfacchinata) ma ovviamente un itinerario di questo tipo è rimodulabile in mille modi diversi, da un weekend lungo (con un giorno in più, per esempio, potete concedervi un pomeriggio di riposo alle terme della Val di Fassa) a una settimana intera. Di sicuro non mancheranno le cose da fare e da vedere.

Giorno 1

Il nostro punto di partenza per raggiungere il rifugio Vajolet, dove trascorreremo la notte, è Vigo di Fassa. Lasciamo l’auto (o, se preferite, Vigo è raggiungibile anche con i mezzi pubblici) e prendiamo la funivia per Ciampedìe (qui trovate orari e prezzi aggiornati di tutte le funivie della Val di Fassa).
Ci concediamo un aperitivo con vista Dolomiti – non ve lo sto neanche a dire, uno degli aperitivi con la vista migliore di sempre – e iniziamo la salita al rifugio.

Il primo tratto, fino a Gardeccia, è piacevole e quasi tutto in piano. Ogni tanto si apre su scorci spettacolari che, complice la luce calda del pomeriggio, ci costringe a fare delle soste fotografiche. Cercate di resistere alla tentazione: il rifugio ha orari da rifugio, quindi potreste rischiare di non arrivare in tempo per la cena! Anche perché la seconda parte del percorso, quella che sale da Gardeccia al rifugio, è un po’ più impegnativa.

Meglio così: arriviamo a destinazione, mentre le luci del tramonto colorano le montagne, affamati al punto giusto per goderci la cena. Imperdibili i canederli, meglio ancora se annaffiati dall’ottimo lagrein. Due chiacchiere sotto le stelle – che più che sopra di noi ci sembrano essere accanto, da quanto appaiono vicine – e poi a letto presto, perché l’escursione che ci aspetta l’indomani è abbastanza impegnativa.

NB. ricordatevi di portare con voi un moltiplicatore di prese! Nella nostra stanza – per cinque, anche se ci abbiamo dormito in sei – c’era un’unica presa, che ci ha costretti a fare dei turni notturni per ricaricare i telefoni! 

Giorno 2

Sveglia all’alba, dicevamo. 

Primo, perché non si può avere la fortuna di dormire in un rifugio in quota e non godersi lo spettacolo dell’alba che tinge di rosa le Dolomiti.
Secondo, perché ci aspetta un’escursione di sette ore e non possiamo partire troppo tardi.

L’itinerario in breve

Rifugio Vajolet
-> Passo Principe
-> Passo d’Antermoia
-> lago d’Antermoia
-> rifugio Antermoia (pranzo)
-> Valle Udai
-> Mazzin
-> (bus per Vigo)

Quindi, zaino in spalla e si sale al Passo Principe (un’ora circa), dove facciamo la prima (breve) sosta ristoratrice all’omonimo rifugio. 

Da qui si gode di una meravigliosa vista su due valli ma bisogna affrontare ancora una ripida salita per raggiungere il Passo d’Antermoia (45 minuti scarsi), da dove la vista spazia su tutte le vette circostanti e ,se avete la fortuna di trovare una giornata limpida, come quella che abbiamo trovato noi, vi sembrerà di poter abbracciare con lo sguardo tutte le Dolomiti.

Al Passo d’Antermoia, siamo quasi a tremila metri, c’è la neve perenne! Ne avevo sentito parlare a scuola, ne avevo letto sui libri di geografia, ma non mi era ancora capitato di vederla dal vivo. Invece eccoci qui, in canotta e shorts, mentre la parete accanto a noi è ricoperta da una spessa coltre di neve e ghiaccio!

Dal Passo d’Antermoia comincia la discesa, che ci porta al bellissimo lago di Antermoia (un’ora abbondante), che in estate è azzurrissimo, e al rifugio omonimo, dove ci fermiamo per pranzo – segnalo gli spatzle, davvero notevoli.

il Lago di Antermoia

A questo punto, rifocillati e soddisfatti, ci illudiamo che arrivi la parte “facile” del percorso. Questo perché, in teoria, dovremmo scendere lungo un sentiero boscoso nella Valle Udai fino al paesino di Mazzin, per poi tornare in bus a Vigo, dove abbiamo lasciato l’auto.

Peccato che qualcosa, ad un certo punto, vada storto, e ci ritroviamo in una impervia gola – qui l’errore è stato nostro che, invece di tornare indietro quando ci siamo accorti che il sentiero era sbagliato, abbiamo chiesto indicazioni ad un anziano pastore che ci ha suggerito di “passare per la gola”, che in un’oretta saremmo arrivati a destinazione.

Il passaggio nella gola, però, non è così semplice, anche perché prevede il continuo guado di una cascatella che l’attraversa, con pietroni scivolosi e tratti di ghiaia altrettanto sdrucciolevoli. 

Usciti dalla gola, poi, ci aspetta ancora un lungo tratto boscoso dove assistiamo senza parole al triste spettacolo della furia della natura che due estati fa ha distrutto in una notte gran parte delle distese di conifere delle Dolomiti. Nonostante avessi visto tante foto e video, vederlo dal vivo mette i brividi: gli alberi caduti sembrano fiammiferi, spezzati l’uno sull’altro, per vallate intere.

Dopo la lunga discesa, finalmente, raggiungiamo il centro abitato e riusciamo a salire sull’ultimo pullman. Sul momento è stata dura, ma possiamo già riderne mentre aspettiamo il pullman mangiando un panino: l’elemento imprevisto non può mancare in un viaggio!

Di ritorno a Vigo, si mangia qualcosa per non affrontare il ritorno a stomaco vuoto e si riparte per Milano. Domani si va al lavoro, con le gambe a pezzi, la fronte scottata dal sole e il profumo dei pini – e dei canederli – ancora nel naso.