autunno a Marrakech

dove: Marrakech
cosa: città, arte, cultura, storia, relax
quando: autunno/primavera
per quanto: 2 giorni
a quanto: 200-300€ a testa (volo incluso)

Che l’autunno 2019 non sia molto generoso in fatto di ponti è cosa nota, ma questo non significa che non si possa organizzare una fuga all’estero giusto il tempo di un weekend. Se siete alla ricerca di una meta ben collegata ma non banale, esotica q.b., sufficientemente economica e magari anche un po’ più calda e soleggiata nei mesi di ottobre e novembre, Marrakech è quello che fa per voi: complice la crescente popolarità degli ultimi anni e il fatto che sia il punto di partenza di diversi tour nel sud del Marocco, a Marrakech volano le principali compagnie low cost, anche se non tutto l’anno si riesce a volare dal venerdì sera alla domenica sera.
Marrakech è anche la città ideale per avvicinarsi al Marocco: è una città profondamente permeata di cultura islamica e marocchina ma che strizza l’occhio all’occidente, decisamente tourist friendly e, dettaglio non trascurabile, ha una ricca offerta di ristoranti per tutti i gusti e tutte le tasche!

giorno uno

  • souq
  • palais de la Bahia
  • tombe dei Saaditi
  • Medersa di Ali Ben Youssef
  • tramonto su Jeema el Fna

Si parte da Orio al Serio rigorosamente all’alba, come richiede la tradizione delle partenze dall’aeroporto bergamasco. A compensare la sveglia alle 3.49 (anche voi conservate nella memoria del telefono tutte le sveglie che avete messo in occasione dei vostri viaggi o sono l’unica pazza?) c’è il fatto che si arriva a Marrakech, complice l’ora in meno di fuso, in tempo per godersi la giornata piena, come se ci si fosse svegliati lì.

il riad Les 2 Portes

Per prima cosa, prendiamo possesso della stanza nel piccolo e graziosissimo Riad Les 2 Portes (una camera doppia per due notti circa 70€), nel cuore della medina, a pochi passi dalla piazza più nota e popolata di Marrakech, Jeema el Fna. È un’occasione per riprendere le forze dopo la levataccia gustando il primo (di una lunga serie) the alla menta, mentre il gentilissimo ragazzo della reception ci dà qualche informazione utile, segnandoci su una mappa le attrazioni da vedere e insegnandoci qualche trucco per orientarci nella caotica medina – ma tanto non sempre ci riuscirete, e anche questo è il bello di Marrakech.

il souq delle spezie

Partiamo subito alla scoperta della città. A piedi, ché Marrakech non è poi così estesa e si gira facilmente, come facilmente ci si perde, come già accennato. Preparatevi a perdere totalmente l’orientamento almeno un paio di volte, soprattutto nel caotico souq delle spezie. A noi è toccato chiedere aiuto ad un passante, che ci ha gentilmente condotti fuori dal labirintico dedalo di vie, non senza farci passare dal suo piccolo bazaar, dove ci è “toccato” sdebitarci, ma abbiamo avuto l’occasione di comprare un’ottima paprika, che ancora usiamo!

Palais de la Bahia

In un giorno a passo svelto e macchina fotografica pronta si riescono a vedere praticamente tutte le attrazioni del centro città: il già citato souq – dove ogni negoziante si offrirà di farvi vedere qualcosa di speciale, ma sappiate che vorrà sempre qualche monetina in cambio – le tombe dei Saaditi, i meravigliosi palazzi – come il palais de la Bahia di cui, se siete degli amanti della simmetria come la sottoscritta, vi innamorerete senz’altro – e la Medersa di Ali Ben Youssef, una scuola coranica dove gessi intarsiati e zelij (maioliche) vi lasceranno senza fiato.

medersa di Ali Ben Youssef

A questo punto, se per pranzo vi siete accontentati di un cous cous veloce veloce, sarà quasi l’ora del tramonto. È il momento di scegliere una delle terrazze dei bar che si affacciano su Jeema el Fna per godersi il tramonto e la rapida evoluzione delle attività della piazza sorseggiando (l’ennesimo) the alla menta. La nostra fidata Lonely pocket suggerisce il Cafè Glacier ma, dal momento che è sovrappopolato già da metà pomeriggio, ci dirigiamo in un locale vicino, ma sempre dallo stesso lato della piazza, che è il migliore per vedere il sole tramontare alle spalle della Koutubia. Intanto, vedrete la piazza – che per tutto il giorno brulica di gente – trasformarsi da affollatissimo mercato a ristorante a cielo aperto.

Jeema el Fna

La attraversiamo valutando la possibilità di unirci agli autoctoni per una cena spartana, ma la confusione, tra urla di bambini, scimmie che saltellano qua e là e venditori che sponsorizzano la propria merce, è davvero eccessiva e preferiamo rinfilarci tra i vicoli per tornare in un bel riad che avevamo adocchiato nel pomeriggio, il Dar Cherifa.

la terrazza del Dar Cherifa

In ottobre abbiamo cenato nella bellissima corte interna, a lume di candela, in un’atmosfera da ristorante di lusso ma con prezzi decisamente ragionevoli, ma il ristorante dispone anche di una terrazza che nel pomeriggio era occupata da diversi bevitori di the ma che nella bella stagione forse viene sfruttata anche per la cena. In ogni caso, tajine di verdure difficile da dimenticare.

la corte interna del Dar Cherifa

giorno due

  • Jardin Majorelle
  • quartiere ebraico
  • hammam

Il nostro meraviglioso riad, con le sue corti interne curatissime, i cactus rigogliosi e il letto comodissimo, doveva avere una pecca e questa è che nella corte riecheggia – nel vero senso della parola – il richiamo del muezzin da una vicina moschea, il che ci costringe al secondo risveglio all’alba del weekend. Rifocillati da un’ottima colazione, decidiamo di avviarci a piedi al Jardin Majorelle, che si trova nell’area nuova di Marrakech, ad una buona ventina di minuti di cammino dal centro storico. 

Se non siete degli appassionati delle lunghe passeggiate nelle zone meno battute, sappiate che non è un percorso particolarmente interessante dal punto di vista estetico, ma vi permette di vedere quartieri “residenziali” della città e di immergervi nella quotidianità di Marrakech scoprendo che la professione più in voga in città è senz’altro quella del barbiere. Marrakech, sotto sotto, ha un animo un po’ hipster, ed è per questo, forse, che ci è piaciuta tanto.

I giardini, preparatevi, sono sempre piuttosto affollati da turisti e locali, vi toccherà fare un bel po’ di coda per entrare, ma qualsiasi attesa sarà ripagata dalla bellezza del luogo: il giardino botanico fatto costruire tra gli anni Venti e Trenta dal pittore francese Majorelle – che dà il nome al giardino e al denso colore blu che vi spopola – e restaurato dallo stilista Yves Saint Laurent dopo decenni di abbandono è di una bellezza non comune e, nonostante la folla cui accennavo, sarete avvolti da una sensazione di pace che vi farà pensare di non voler più uscire.

Noi, infatti, decidiamo di pranzare nel grazioso caffè dei giardini – e, pensate, ero talmente presa dalla bellezza del giardino che, fatto più unico che raro, non ricordo neppure cos’abbiamo ordinato! – e di crogiolarci un po’ nella pacifica atmosfera del luogo.

Tornati in città, ci fermiamo a visitare la sinagoga e il quartiere ebraico, che di per sé, ad eccezione della sinagoga, non presenta particolari attrattive. 

sinagoga di Marrakech

Infine, decidiamo di concludere la nostra giornata con un’esperienza che non può mancare nel vostro tour marocchino: una visita all’hammam. In genere gli hammam prevedono orari o sale separate per uomini e donne ma la vocazione turistica di Marrakech ha fatto sì che aprissero diversi hammam aperti ad una clientela mista che, anzi, offrono veri e propri percorsi benessere di coppia.
Dopo averne valutati un paio, che però ci sembravano davvero troppo occidentali, praticamente identici ad una qualsiasi SPA di una città italiana, ci siamo affidati al consiglio del proprietario del nostro riad e abbiamo sperimentato un hammam piccolo ma molto elegante dove, dopo il classico percorso hammam con bagno e scrub, ci siamo concessi un’ora di massaggio total body, il tutto per una cinquantina di euro in due.

Rigenerati dall’hammam, abbiamo deciso di spingerci, per cena, in una zona meno centrale, attirati dal nome e dalle recensioni di un ristorante, Nomad, che propone cucina tipica rivisitata in chiave un po’ insolita. Il locale, tanto per cominciare, è bellissimo: si cena su una terrazza decorata da grandi lanterne di carta e lo stile, che ha confermato la nostra impressione che Marrakech sia una città un po’ hipster, è un riuscito mix tra occidente e Marocco. Il menu è davvero interessante e in questo caso ricordo bene cos’ho ordinato: un hamburger di agnello davvero delizioso.

La domenica sera Marrakech è molto più silenziosa e placida, ma tanto noi non possiamo permetterci di fare le ore piccole, il nostro volo parte all’alba e questa volta non faremo in tempo ad essere svegliati dal muezzin!